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La
Regina di Saba e le chiese d’Etiopia
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| Il
sovrano dell'Impero d’Etiopia era il "re dei re" ovvero
il Negus Neghesti discendente dalla stirpe regale di Menelik, figlio di
Salomone e della Regina di Saba. Su questo mito o leggenda o verità
si è fondato per millenni il potere e l'orgoglio della dinastia più
longeva della terra che ha retto l'Impero etiopico fino al XX secolo quando
il Negus Hailè Selassiè, diretto discendente di Menelik e
duecentoventicinquesimo della sua stirpe, fu l'ultimo Negus. Dalla storia che, in questo caso, coincide con la leggenda, Saba regina di Axum volle conoscere di persona il re Salomone e mettere alla prova la sua saggezza e proverbiale sapienza. Di questo viaggio vi è segno nel Talmud, nel Corano, nel Vangelo (Antico Testamento) e naturalmente nel Kebra Nagast che è il Libro fondamentale della storia dell'Impero degli Altopiani realizzato in Etiopia nel XIV secolo e tramandato fino ai giorni nostri sotto la vigile sorveglianza del clero locale che ne cura la conservazione dei manoscritti originali. La storia dice che la Regina venuta a Gerusalemme per sottoporre enigmi al Re, se ne invaghì tanto da dare al sovrano un figlio a cui fu dato il nome di Menelik che significa "Figlio dell'uomo saggio" e che portava nella stirpe le tracce di una volontà divina come quella del popolo di Israele. La discendenza Salomonica fa degli Etiopi un popolo eletto e Menelik fece proprio il simbolo ebraico del Leone di Giuda che elevò a vessillo del suo Regno. Una volta adulto, volle a sua volta visitare Israele e conoscere Salomone; quando era sul punto di ritornare ad Axum, gli fu affidata o trafugò dal Tempio di Gerusalemme, l'Arca dell'Alleanza. La leggenda dice che l'Arca dell'Alleanza non giunse subito ad Axum, ma impiegò diversi anni se non secoli peregrinando tra l'Egitto ed il Sudan prima di giungere in Etiopia dove ancora oggi sarebbe conservata il una piccola e segreta cappella. Il Timkat è la ricorrenza più sacra del calendario copto. I preparativi sono lunghi e la festa incomincia dalla sera della vigilia e continua per tutta la notte in cui si susseguono interminabili processioni con canti e suoni ed il tutto termina all'alba. Durante la processione vengono portate ed esposte le tavolette lignee realizzate ad immagine di quelle dell'Arca dell'Alleanza, le Tabot. Queste vengono traslate dal Maqdas che è la parte più segreta del Santuario, alle tende bianche montate sui bordi di qualsiasi luogo d'acqua sia esso fiume, lago, pozza, etc. per la cerimonia del Battesimo. Nel momento in cui il primo raggio di sole si affaccia dalle cime delle montagne ed illumina l'acqua di un pozzo a forma di croce, l'Abuma immerge una croce nell'acqua e vi spegne una candela consacrata. L'acqua così è santificata e lo stesso gesto o procedura si ripete davanti ad ogni chiesa dell'altopiano. Dopo la santificazione l'Abuma spruzza l'acqua sui fedeli. La tensione generale si allenta ed i Diaconi gridano la loro gioia mentre i fedeli si bagnano e rinnovano le promesse del battesimo. Finito il rito, le Tabot, sempre portate sulla testa dai monaci e sempre celate da pesanti broccati, vengono fatte rientrare nei Maqdas. La festa prosegue e per tre giorni, ogni villaggio è paralizzato. I Sacerdoti si muovono sotto ombrelli multicolori che rappresentano la volta celeste, i fedeli sono in abito bianco che è il colore tradizionale del Timkat mentre i preti sfoggiano preziosi damaschi. |
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